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Pane di Cuti e Morzello Catanzarese, matrimonio perfetto

Il pane è poligamo, per natura ed essenza; affatto infedele, anzi stranamente devoto, come un cuore traboccante di passione, ad ogni unione che lo vede sposo. Pertanto non stupiscano i numerosi matrimoni con le pietanze più disparate per ingredienti e tradizione. Si tratta di autentiche nozze d’amore, come quelle celebrate oggi a Rogliano, dove le grandi e nobili famiglie del pane di Cuti e del morsello di Catanzaro, si sono unite in un fecondo connubio di gusto. I rispettivi genitori, Pina Oliveti e Antonio Alessio con l’esteso nucleo “familiare” del panificio di Cuti e l’Antica Congrega dei Tre Colli che custodisce il prezioso patrimonio del morsello, si sono ritrovati – come nella migliore tradizione, con parenti ed amici – nei nuovissimi ed ampi locali del panificio. A sostenere questa unione, oltre la nostra Accademia, anche Maccaroni Chef Academy, Slow Food e l’Associazione Persone Down di Cosenza, alla quale sono stati destinati i proventi della manifestazione. Sul tavolo del banchetto, immancabili gli antipasti della tradizione calabrese (formaggi, salumi, sottoli), fusilli al ragù, zuppa di funghi e fagioli, l’insuperabile pane ‘a nsauata della tavola roglianese, autrice l’instancabile Pina, e un maestoso pentolone di morsello che sobbolliva solenne come il ragù di padrepirroniana memoria nel Gattopardo. A fianco, un magnifico canestro di pitte cutesi, che per l’occasione hanno preso il posto delle caratteristiche pitte di grano duro, ampie e sottili, di Catanzaro. I lieti calici sono stati innalzati pieni con l’ottimo Novello delle Cantine Spadafora. I gregari dell’Accademia dei Tre Colli, al seguito del presidente Stefano Alcaro, hanno deliziato i numerosi convitati con il racconto in pillole del morsello, autentico emblema culinario catanzarese, ricco di storia, tradizione e in diverse varianti (di manzo, ovino, di cicoli, in bianco, e la versione di magro con il baccalà); che comunque preparato, è sempre salutare, giusto il motto della Congrega che recita “In vino veritas, in morsello salus”. In mezzo a tante constatazioni di fatto, è rimasto da sciogliere, ed è lecito supporre che lo resterà ancora a lungo, il secolare dilemma tra “il piatto e la pitta”, come emblematicamente simboleggia l’aquila coronata dello stemma della congrega (che riprende l’emblema della Città) la quale, tra i possenti artigli, stringe in una zampa la pitta e nell’altra la forchetta. Per essere un autentico “street food” o cibo di strada per dirla alla maniera delle nostre latitudini, si potrebbe propendere per la versione “in pitta” e forse, anzi senza forse, vale la pena di farsi scorrere i rivoli di sugo dalle labbra, se questo è il prezzo da pagare per addentare la pitta col succulento morsello a fare da ripieno. Come in ogni matrimonio che si rispetti, il buffet dei dolci ha costituito un momento a parte della cerimonia. Immancabili i bruzi turdilli, considerato il periodo ormai pre-natalizio, insieme ai mostaccioli, in ottima compagnia con crostate, bucconotti, torte di mele, ciambelle all’arancia e al cacao e, chicca per autentici gourmet, tozzetti di fresa integrale calati nel cioccolato. Verrebbe quasi da scommettere che la vulcanica Pina, che cento ne fa e mille ne pensa, ha in mente qualche prossimo matrimonio… Ed anche come omaggio a tanta operosità, l'Accademia ha omaggiato il panificio di Cuti, nella persona di Pina Oliveti, del suo piatto-souvenir, per il continuo presidio della tradizione del buon pane.


Redazione
29 novembre 2018